piove

Piove. È uno stillicidio 

senza tonfi 

di motorette o strilli 

di bambini. 


Piove 

da un cielo che non ha 

nuvole. 

Piove 

sul nulla che si fa 

in queste ore di sciopero 

generale. 


Piove 

sulla tua tomba 

a San Felice 

a Ema 

e la terra non trema 

perché non c'è terremoto 

né guerra. 


Piove 

non sulla favola bella 

di lontane stagioni, 

ma sulla cartella 

esattoriale, 

piove sugli ossi di seppia 

e sulla greppia nazionale. 


Piove 

sulla Gazzetta Ufficiale 

qui dal balcone aperto, 

piove sul Parlamento, 

piove su via Solferino, 

piove senza che il vento 

smuova le carte. 


Piove 

in assenza di Ermione 

se Dio vuole, 

piove perché l'assenza 

è universale 

e se la terra non trema 

è perché Arcetri a lei 

non l'ha ordinato. 


Piove sui nuovi epistemi 

del primate a due piedi, 

sull'uomo indiato, sul cielo 

ominizzato, sul ceffo 

dei teologi in tuta 

o paludati, 

piove sul progresso 

della contestazione, 

piove sui work in regress, 

piove 

sui cipressi malati 

del cimitero, sgocciola 

sulla pubblica opinione. 


Piove ma dove appari 

non è acqua né atmosfera, 

piove perché se non sei 

è solo la mancanza 

e può affogare.